Giovani idee in azione

Quattordici comuni a misura di ragazzi e ragazze con il progetto Generazione BOOMerang

Data di pubblicazione: 20 Gennaio Gen 2022 1437 20 gennaio 2022

Un territorio nel Nord Italia, non afflitto da fragilità economiche e sociali particolari, ricco di bellezza e di storia: è quello di Mantova. Eppure, a partire dal 2012, il flusso di giovani che lo abbandonano per andare a lavorare e vivere fuori è in crescita costante: perché cercano un futuro altrove? È da questa domanda e dalla consapevolezza che gli interventi di welfare locale nei 14 comuni del territorio da tempo fossero prevalentemente focalizzati su categorie classiche di fragilità (anziani, disabili e persone in situazioni di povertà conclamata) e molto meno sui giovani che nel 2017 nasce Generazione BOOMerang (un partenariato composto da Consorzio progetto solidarietà – Distretto di Mantova, consorzio dei 14 comuni dell’ambito di Mantova; Arci Mantova Aps, comitato territoriale della rete associativa Arci; Sol.Co. Mantova, Consorzio di cooperative sociali; Liceo Scientifico Belfiore di Mantova; PromoImpresa – Borsa Merci, azienda speciale della Camera di Commercio di Mantova; Centro Servizi Lombardia Sud e Alce Nero soc. coop. cooperativa sociale). Il nome BOOMerang è un gioco di parole, perché dopo la generazione che ha vissuto il boom economico e ha potuto usufruire di opportunità e strumenti per partecipare alla crescita del Paese ed emanciparsi, i giovani di oggi si confrontano come un’indipendenza spesso irraggiungibile. Spiega Tania Righi, la coordinatrice del progetto:

Nel nostro territorio a lungo si era disinvestito sui giovani: con BOOMerang volevamo restituire agli under 30 opportunità, rimetterli al centro dello sviluppo della comunità, offrire strumenti per accompagnarli verso l’autonomia abitativa e lavorativa, costruire occasioni di condivisione delle competenze tra i professionisti più esperti e i giovani e sensibilizzare tutta la comunità sul tema giovanile

La rete di BOOMerang ha affrontato con azioni concrete le dimensioni del lavoro, della casa, del sostegno al reddito, della formazione, della cittadinanza attiva.

Per potenziare le opportunità di ingresso nel mercato del lavoro il progetto ha attivato servizi di inserimento lavorativo (per profili medio alti ma anche per giovani fragili), tirocini e coworking: «Sono stati attivati 31 tirocini in 14 realtà aziendali. Ma il cambiamento fondamentale è stato quello di consentire ai giovani, in particolare quelli fragili, di identificare chiaramente quelli che erano i loro bisogni e soprattutto di provare a disegnare autonomamente le risposte più adatte alle proprie esigenze. Con questo scopo è nato il SIL (Servizio Inserimenti Lavorativi) grazie a cui 81 persone sono state rimotivate, 35 persone hanno fatto un’esperienza di tirocinio, 14 persone sono state assunte e 7 sono uscite dal percorso assistenziale e hanno trovato lavoro. Nel SIL è presente un’équipe di operatori (che comprende anche assistenti sociali e psicologi) che insieme al ragazzo o ragazza valuta come intraprendere un percorso individualizzato che può essere una ricerca attiva di lavoro, ma anche un orientamento verso un servizio formativo: la risposta è calibrata sulla persona e sul momento della vita in cui si trova. Nel SIL è stato anche sperimentato il metodo Individual Placement and Support (IPS - inizialmente usato solo in ambito psichiatrico), per la prima volta anche con ragazzi segnalati dai Servizi Sociali di base, senza altre compromissioni se non la fragilità economica».

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BOOMerang ha messo in campo anche diverse azioni che avevano l’obiettivo di aumentare la capacità reddituale dei giovani: «Abbiamo creato fondi sia di microcredito che a fondo perduto per permettere a ragazzi che avessero progetti di vita o bisogni di formazione o sostegno di superare la difficoltà economica. I giovani beneficiari che hanno avuto accesso al microcredito hanno restituito alla comunità attraverso attività di volontariato (al canile o come servizio civile) o in attività di utilità sociale non canoniche, come la mediazione linguistica per persone straniere in difficoltà con le istituzioni. I fondi destinati al sostegno delle spese scolastiche con la pandemia sono serviti tantissimo per dispositivi e anche per abbonamenti wifi, che sono letteralmente diventati beni primari. In totale a marzo 2021, 134 giovani hanno fatto richiesta per questi fondi: 53 ragazzi sul fondo scuola, 31 sul fondo Futuro, 7 microcrediti (tutti in rimborso) e 43 su un fondo finanziato insieme ad altra progettualità. I ragazzi che hanno usufruito di borse di studio per frequentare la scuola secondaria superiore sono stati 67».

BOOMerang ha attivato anche un sostegno all’abitare per neomaggiorenni che escono dalle comunità o da progetti di affido: «Prima di Generazione Boomerang, nel territorio di Mantova non erano presenti percorsi per l’autonomia rivolti a neomaggiorenni in uscita dai percorsi di tutela, dopo l’affido o la comunità. Si poteva fare riferimento solo sul rientro in famiglia, ma questo non era sempre possibile o auspicabile. Il progetto ha dato la possibilità alla rete di colmare questa mancanza. Ad oggi, dopo la sperimentazione, nel nostro territorio esistono due appartamenti (gli “appartamenti di Sgancio”), con il relativo personale educativo, a disposizione dei servizi e in totale sono 10 i percorsi individualizzati di autonomia supportati nel triennio con 2 ragazzi che hanno raggiunto l’autonomia alla fine dei percorsi. Negli appartamenti i ragazzi, affiancati dagli operatori alcune ore al giorno, imparano a vivere da soli».

Sentirsi parte di una comunità, fare comunità è una dimensione che si può anche imparare e altre azioni del progetto hanno puntato alla creazione di esperienze di protagonismo civico: «in un primo momento miravamo alla costituzione di associazioni di promozione sociale da parte dei giovani ma in itinere ci siamo accorti del mancato appeal dell’associazionismo formale tra i giovani e così abbiamo cambiato proposta e ci siamo proposti come “incubatori “. Abbiamo accolto il desiderio di impegno civico dei giovani attraverso PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), servizio civile, Erasmus +, e progetti specifici di volontariato. Questo ha permesso di far entrare nella vita di molti giovani mantovani percorsi di cittadinanza attiva e costruire relazioni inedite tra enti di Terzo Settore, Scuole, Istituzioni e giovani. Abbiamo attivato esperienze di scambio europeo e servizio civile universale legati alla progettazione di Generazione BOOMerang. Con Erasmus + ragazzi e ragazze che sono arrivati dai Paesi europei sono stati inseriti in attività di progetto, come il Festival She say She rules ( due giorni di musica live e di workshop dedicata alle donne e agli stereotipi di genere in ambito musicale), in attività culturali già attive o proposte da loro.

Abbiamo fornito know-how e risorse: tanti ragazzi sono attivi e hanno idee e con BOOMerang abbiamo cercato di realizzare le loro idee, perché la maggior parte delle volte quello che manca non sono le idee e nemmeno il desiderio di esercitare cittadinanza e capacità di fare cose, ma le competenze e i canali per esercitarla. Partecipare a un evento in modo attivo significa capire che cos’è la burocrazia, i permessi ecc. Abbiamo cercato di sfruttare l’attivismo dei ragazzi senza ingessarlo, perché altrimenti i giovani scappano

Tania Righi, coordinatrice del progetto Generazione BOOMerang
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Symela Amananatidou, greca di Salonicco, è stata a Mantova 10 mesi nel 2018 con l’Erasmus + ed è stata inserita nelle attività di BOOMerang: «È stata un’esperienza fortissima. Ho incontrato moltissime persone e ho imparato a fare un sacco di cose. Ho organizzato concerti e festival, ho partecipato ad attività nelle scuole. Confrontandomi con gli altri giovani che in contemporanea con me facevano l’Erasmus + ma in altri contesti, credo di essere stata davvero fortunata. Perché loro erano inseriti in associazioni che si occupavano solo di un settore, per esempio aiutavano gli anziani, o i bambini disabili. Invece io ogni volta dovevo mettermi in gioco con una cosa nuova, imparare nuove competenze.

E poi per me la forza di BOOMerang era che si trattava di un progetto davvero aperto ai giovani, del luogo e di tutti i Paesi da cui provenivano, e le idee che portavamo erano sempre ascoltate

Symela Amananatidou

Continua Tania Righi: «Nei tre anni del progetto, sono stati realizzati 6 moduli FabLab Academy e 19 laboratori maker tarati per studenti di scuola secondaria di secondo grado e realizzati con il supporto di esperti in digital fabrication e moduli di approfondimento per i gruppi di studenti di varie scuole del territorio. Le azioni FAB Camp e Laboratori maker (laboratori del fare) hanno dato la possibilità alle nuove generazioni di approfondire tematiche innovative e professionalizzanti in un contesto di alta formazione e con figure specializzate fondamentali in una prospettiva di inserimento lavorativo futuro, integrando, anche attraverso PCTO, i percorsi formativi scolastici. Hanno partecipato 288 ragazzi in totale, 155 ai FabLab e 133 ai laboratori maker. Durante l’ultimo anno di progetto, complice la pandemia è nata una rubrica dedicata ai giovani e gestita da giovani (Boomerang weekly) che ha permesso di informare, condividere stati d’animo, passioni e paure anche durante la pandemia. Attraverso la rubrica sono state promosse anche call di volontari per la distribuzione di beni primari durante il lockdown».

Abbiamo chiesto a Tania Righi, che cosa secondo lei è cambiato sul territorio 5 anni dopo l’avvio di BOOMerang e che cosa resta che prima non c’era: «non posso dire che il territorio si sia rivoluzionato però io credo che l’opinione pubblica sia più consapevole del tema giovanile e c’è molto più investimento da parte di alcuni Comuni, come quello di Mantova. Sia sulle azioni avviate dal progetto (che sono stati inserite nel piano di zona del 2021-2023) che su altre legate ai giovani. Sono rimasti i servizi (il SIL, i fondi) e l’azione del SIL uscirà dall’ ambito di Mantova per estendersi al resto della provincia. Restano gli appartamenti di Sgancio e da quell’esperienza con gli stessi attori del progetto BOOMerang è stata realizzata una proposta per minori stranieri non accompagnati. Rimangono inoltre i coworking e il progetto sulla cittadinanza attiva dei giovani con altre collaborazioni che stanno portando ad altre progettazioni coerenti con BOOMerang anche in territori diversi da Mantova (progetto Le porte di Giano finanziato da Regione Lombardia con fondi ministeriali).

Tra tutte le innovazioni introdotte grazie al progetto, qual è stata la più significativa? Secondo me l’atteggiamento degli enti coinvolti e degli operatori:

abbiamo maturato la consapevolezza che per dialogare con i giovani bisogna mettersi molto in ascolto esperimentare vie alternative a quelle tradizionali, non esistono risposte predefinite. Abbiamo imparato a coinvolgerli in modo diverso, a diventare incubatori delle loro idee invece che aspettare che aderiscano alle nostre, abbiamo imparato a rendere strategiche le reti tra enti diverse e ad allargare o stringere le maglie a seconda degli obiettivi specifici

Tania Righi
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La flessibilità nelle collaborazioni e nei ruoli ha giocato sul progetto un ruolo decisivo nell’efficacia, così come la permeabilità al target.

Che cosa è accaduto che non era stato previsto? Cosa, per contro, non è accaduto e il progetto non è riuscito a realizzare? Molte azioni sono andate avanti anche finito il finanziamento iniziale, e questo è un aspetto molto bello. Inattesa è stata anche la collaborazione con il Laboratorio di Statistica dell’Università Cattolica coordinato dal prof. Rosina che sta continuando per l’emersione delle soft skill nei vari percorsi di volontariato. Oltre ad offrire modi diversi di stare e fare per la comunità si è pensato di valorizzare i percorsi di volontariato tra loro molto diversi cercando di far emergere le competenze trasversali che comunque con queste attività (Servizio civile, Erasmus+, pastorale giovanile, magliette blu del Festivaletteratura, Arcifesta, etc.) vengono apprese. È stato un lavoro importante che sta proseguendo anche ora. Dal mio punto di vista invece sul tema casa (era inizialmente previsto un fondo che è stato soppresso per mancanza di richieste) abbiamo desistito troppo presto: ci siamo fatti scoraggiare dai primi risultati negativi e abbiamo investito su azioni più performanti. Ma l’autonomia abitativa così come la possibilità di lavorare e fare il lavoro che si desidera è un bisogno anche per molti giovani che aspirano a trovare il proprio posto nella comunità. Per questa azione probabilmente sarebbe servito più tempo o più coraggio.

Quali sono state le principali difficoltà? La tenuta di una rete così ampia non è sempre facile. Ci sono stati soggetti anche non del partenariato che hanno aderito con molta convinzione e altri invece con qualche resistenza. Qualche volta è stato più facile collaborare con soggetti esterni, anche con il mondo del profit, che con quelli che sulla carta sembravano più che pronti.

C’è una storia che più di ogni altra racconta la trasformazione che il progetto ha generato? Una storia emblematica rispetto al mutato atteggiamento dei soggetti coinvolti in BOOMerang secondo me è stato quanto accaduto durante la pandemia: Arci Mantova che è un’associazione che si occupa di cultura, ricreazione e tempo libero, durante la pandemia si è resa responsabile di un’azione che ha coinvolto ragazzi che si sono impegnati a portare la spesa e i medicinali agli anziani soli. Le associazioni di volontari più rodate in queste attività assistenziali non riuscivano per l’età avanzata dei loro volontari a far fronte a tutte le richieste e grazie a BOOMerang abbiamo trovato tantissimi ragazzi disponibili che collaboravano già con ARCI.

Ancora oggi Arci Mantova con il Comune di Mantova assicura questo ed altri servizi (consegna sacchi speciali rifiuti ai nuclei con persone positive al Covid) soprattutto quando gli effetti pandemici si acuiscono.


Quali sono i progetti futuri a cui state pensando, innescati grazie anche all’esperienza e apprendimenti del progetto? Ne abbiamo diversi ma l’obiettivo che abbiamo più a cuore sono i Patti di collaborazione: con i patti gli enti locali potrebbero attivare bandi per la gestione di spazi e l’avvio di iniziative collaborando con soggetti informali e non solo costituiti: sarebbe un modo efficace per far partecipare ragazzi, ma anche adulti, con idee e proposte alla gestione dei beni comuni, adattando i temi della cittadinanza attiva ai tempi di vita attuali e cercando di avvicinare sempre più istituzioni pubbliche, enti di terzo settore e cittadini nella cura della propria comunità.

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